lunedì 1 dicembre 2025

 

LA PRIMA GUERRA

MONDIALE

 

 

NON SOLO UNA

QUESTIONE DI UOMINI

Durante la Prima guerra mondiale un

ruolo fondamentale fu rivestito dalle

donne, sia a livello militare che civile,

in un coinvolgimento che si fece

negli anni sempre più intenso.

Inizialmente esse si trovarono di

fronte a un momento traumatico segnato dal distacco con la figura maschile – padre, marito, fratello, figlio – la cui assenza improvvisa generò angosce alimentate anche dalla carenza di notizie su quanto accadeva al fronte. In molte dovettero adeguarsi alla funzione di capofamiglia pur non essendo considerato il loro status alla stregua di quello degli uomini.

In un secondo momento, però, la guerra rappresentò un’occasione  

                            concreta per rompere le abitudini e la morale comunitaria

                              del passato, dando nuove possibilità di lavoro e

                                istruzione, di indipendenza economica modificando il

                                    proprio ruolo in società. Molte donne giunsero in

                                    città, dove la richiesta di manodopera nelle aree più

                                        industrializzate era molto cresciuta, altre si

                                       dedicarono a raccogliere fondi per i soldati o ad

                                        aiutarli direttamente in prima linea, soprattutto

nella cura e nell’assistenza dei feriti. In molte nazioni europee il numero di donne che lavorava in fabbrica nel 1917 era superiore a quello degli uomini. Ma nonostante affrontassero insieme ai propri figli condizioni di lavoro cupe e insicure non erano retribuite come i loro colleghi uomini.

Purtroppo la fase temporale della guerra rappresenterà soltanto un momento di cambiamento precario e quelle che sembravano conquiste importanti risulteranno unicamente esigenze legate alle necessità belliche. Dopo la fine del conflitto per le donne ricomincerà il lungo cammino irto di ostacoli, grandi e piccoli, per giungere alla parità dei diritti, ancora oggi non raggiunta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LONTANO DAL FRONTE

Le donne vennero impiegate nelle fabbriche di armi e in altre industrie che producevano beni per la guerra, in special modo munizioni. Molte donne lavoravano in queste industrie per sostituire gli uomini che erano stati arruolati nell’esercito, spesso come volontarie ma a volte anche in maniera forzata, come accadde in Germania. Nelle fabbriche di munizioni le donne erano a contatto con materiali tossici e infiammabili, il lavoro, pesante e pericoloso, era pagato molto poco.

Anche in modo autonomo esse potevano contribuire a offrire servizi come, ad esempio, nella manifattura di maglie, guanti, berretti e indumenti in lana per i soldati che, a causa delle rigide condizioni climatiche, spesso ne avevano bisogno al fronte.

In Inghilterra il governo istituì

un’organizzazione di donne

(Women’s land Army) finalizzata al

lavoro agricolo là dove gli uomini

erano partiti per il fronte. In tal modo,

decine di migliaia di donne poterono

fornire un enorme aiuto a livello di

rifornimenti alimentari a tutta la

nazione.

Non bisogna poi dimenticare che

la guerra, con la sua mano

distruttrice, arrecò anche il profondo

dolore per molti di perdere la propria casa, il luogo simbolo dello spazio femminile e della cura. L’assenza di figure maschili di riferimento, ovvero di padri e mariti sospesi nella sorte di un futuro ignoto, aveva infine lasciato donne e bambini senza protezione e molto più esposti al pericolo, aspetto che alimentò la propensione all’aiuto e al sostegno reciproci e all’incontro in luoghi come quartieri, rifugi o mercati.

 

 

VICINO AL FRONTE

Furono tantissime le donne di ogni nazionalità che diedero il proprio contributo nei pressi dei luoghi dove si combatteva. Vennero create organizzazioni militari di supporto proprio per arruolare donne in corpi ausiliari come commesse, telefoniste, segretarie per l’esercito o

                                                                istruttrici per l’uso di maschere antigas.

                                                                   Altre donne sceglievano di lavorare

                                                                    come meccaniche o autiste di

                                                                        ambulanze. In Gran Bretagna si

                                                                      diede loro la possibilità di diventare

                                                                    aviatrici, mentre in Russia furono

arruolate anche per ruoli più specificatamente militari.

A tal proposito sono da ricordare i Battaglioni

femminili della morte, un’unità militare composta

interamente da donne (circa duemila, principalmente

operaie e contadine) che combatterono nell’esercito

russo dal maggio del 1917, in risposta all’offensiva tedesca contro il Fronte orientale, che stava causando enormi perdite all’esercito russo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un ruolo fondamentale venne infine svolto da quelle donne che agivano nelle retrovie, nel trasporto di materiali vari, alimenti e munizioni (compito che diventava ancora più difficile nelle zone di montagna) e nella costruzione e sistemazione di strade.

 

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