BYBLIOFILIA
"Ci sono state grandi culture che non usavano la ruota, ma non ci sono state culture che non narrassero storie" (Ursula K. Le Guin, 1970)
mercoledì 14 gennaio 2026
giovedì 4 dicembre 2025
lunedì 1 dicembre 2025
LA PRIMA GUERRA
MONDIALE
NON SOLO UNA
QUESTIONE DI UOMINI
Durante la Prima
guerra mondiale un
ruolo fondamentale fu
rivestito dalle
donne, sia a livello
militare che civile,
in un coinvolgimento
che si fece
negli anni sempre più
intenso.
Inizialmente esse si
trovarono di
fronte a un momento
traumatico segnato dal distacco con la figura maschile – padre, marito,
fratello, figlio – la cui assenza improvvisa generò angosce alimentate anche
dalla carenza di notizie su quanto accadeva al fronte. In molte dovettero
adeguarsi alla funzione di capofamiglia pur non essendo considerato il loro
status alla stregua di quello degli uomini.
In un secondo momento,
però, la guerra rappresentò un’occasione
concreta per
rompere le abitudini e la morale comunitaria
del passato,
dando nuove possibilità di lavoro e
istruzione, di
indipendenza economica modificando il
proprio
ruolo in società. Molte donne giunsero in
città, dove
la richiesta di manodopera nelle aree più
industrializzate
era molto cresciuta, altre si
dedicarono
a raccogliere fondi per i soldati o ad
aiutarli
direttamente in prima linea, soprattutto
nella cura e
nell’assistenza dei feriti. In molte nazioni europee il numero di donne che
lavorava in fabbrica nel 1917 era superiore a quello degli uomini. Ma
nonostante affrontassero insieme ai propri figli condizioni di lavoro cupe e
insicure non erano retribuite come i loro colleghi uomini.
Purtroppo la fase
temporale della guerra rappresenterà soltanto un momento di cambiamento
precario e quelle che sembravano conquiste importanti risulteranno unicamente
esigenze legate alle necessità belliche. Dopo la fine del conflitto per le
donne ricomincerà il lungo cammino irto di ostacoli, grandi e piccoli, per
giungere alla parità dei diritti, ancora oggi non raggiunta.
LONTANO DAL FRONTE
Le donne vennero
impiegate nelle fabbriche di armi e in altre industrie che producevano beni per
la guerra, in special modo munizioni. Molte donne lavoravano in queste
industrie per sostituire gli uomini che erano stati arruolati nell’esercito,
spesso come volontarie ma a volte anche in maniera forzata, come accadde in
Germania. Nelle fabbriche di munizioni le donne erano a contatto con materiali
tossici e infiammabili, il lavoro, pesante e pericoloso, era pagato molto poco.
Anche in modo autonomo
esse potevano contribuire a offrire servizi come, ad esempio, nella manifattura
di maglie, guanti, berretti e indumenti in lana per i soldati che, a causa
delle rigide condizioni
climatiche, spesso ne
avevano bisogno al fronte.
In Inghilterra il
governo istituì
un’organizzazione di
donne
(Women’s land Army) finalizzata al
lavoro agricolo là
dove gli uomini
erano partiti per il
fronte. In tal modo,
decine di migliaia di
donne poterono
fornire un enorme
aiuto a livello di
rifornimenti
alimentari a tutta la
nazione.
Non bisogna poi dimenticare che
la guerra, con la sua mano
distruttrice, arrecò anche il profondo
dolore per molti di perdere la propria casa, il luogo simbolo dello
spazio femminile e della cura. L’assenza di figure maschili di riferimento,
ovvero di padri e mariti sospesi nella sorte di un futuro ignoto, aveva infine
lasciato donne e bambini senza protezione e molto più esposti al pericolo,
aspetto che alimentò la propensione all’aiuto e al sostegno reciproci e
all’incontro in luoghi come quartieri, rifugi o mercati.
VICINO AL FRONTE
Furono tantissime le donne di ogni nazionalità che diedero il proprio
contributo nei pressi dei luoghi dove si combatteva. Vennero create
organizzazioni militari di supporto proprio per arruolare donne in corpi
ausiliari come commesse, telefoniste, segretarie per l’esercito o
istruttrici per l’uso di maschere antigas.
Altre donne sceglievano di lavorare
come meccaniche o autiste
di
ambulanze. In Gran Bretagna
si
diede loro la possibilità di
diventare
aviatrici, mentre in Russia
furono
arruolate
anche per ruoli più specificatamente militari.
A tal proposito sono da ricordare i Battaglioni
femminili della morte,
un’unità
militare composta
interamente da donne
(circa duemila, principalmente
operaie e contadine)
che combatterono nell’esercito
russo dal maggio del
1917, in risposta all’offensiva tedesca contro il Fronte orientale, che stava
causando enormi perdite all’esercito russo.

Un ruolo fondamentale venne infine svolto da quelle donne che agivano
nelle retrovie, nel
trasporto di materiali
vari, alimenti e munizioni (compito che diventava ancora più difficile
nelle zone di montagna) e nella costruzione e sistemazione di strade.
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