venerdì 23 ottobre 2026

 LA CONDIZIONE FEMMINILE NELLA SOCIETÀ NOMADE DEGLI UNNI


VITE NOMADI NEL CUORE 

PULSANTE DELLA STEPPA ASIATICA

Gli Unni erano un vasto popolo nomade 

e multietnico. Provenivano dalla steppa 

asiatica, in una zona di potere che andava 

dai confini attuali della Cina occidentale al 

Kazakistan. A bordo di carri e, nei periodi 

di sosta, all’interno di yurte (tipiche tende 

circolari) i loro spostamenti erano costanti 

e finalizzati a seguire le risorse e le opportunità di pascolo per il bestiame. Le donne unne partecipavano attivamente a questo stile di vita, gestendo i trasferimenti delle tribù prendendosi cura  

                                          delle necessità quotidiane durante gli spostamenti 

                                                     Tra le responsabilità primarie rientrava la 

                                                            gestione delle risorse disponibili, inclusi il 

                                                             bestiame e altri beni alimentari per

                                                               approvvigionamenti necessari per il 

                                                           viaggio.

                                                     Anche la caccia, attività cruciale per 

                                                  gli Unni, era probabilmente svolta dalle donne 

                                                           in modo attivo, così come l’uso del 

cavallo, animale d’importanza fondamentale per questo popolo che ne sfruttava la carne, il latte, la pelle e il trasporto. 


POCHE FONTI STORICHE

Le fonti storiche dirette sono quasi inesistenti, ma gli studiosi continuano a fare ricerche attraverso la genetica e i resti rinvenuti nei luoghi di sepoltura. A tale proposito i test genetici relativi ai reperti di una grande tomba scoperta ai confini tra Cina e Mongolia hanno dimostrato l’esistenza al suo interno di resti femminili. Ad essi erano associati preziosi oggetti funerari tra cui lastre d'oro, carri di bronzo oltre a resti biologici di cavalli, pecore e bovini. Questo potrebbe dimostrare che le donne di alto rango avevano ruoli attivi poiché selle, redini e carri di bronzo erano strumenti importanti per i nomadi delle steppe, originariamente associati agli uomini e al 

potere. Inoltre queste donne di alto 

rango è probabile fossero utilizzate 

per rafforzare alleanze tra tribù 

diverse, anche esterne, e a questo 

scopo mandate in matrimonio con 

i capi tribali. Si pensa, infatti che  

gli Unni mescolassero 

intenzionalmente la loro 

gente con altre popolazioni 

per consolidare il controllo 

delle steppe, sia attraverso 

sistemi di alleanze, anche 

economiche, che con 

conquiste militari.






DIVERSI RUOLI SOCIALI

Nell'organizzazione sociale degli Unni si osservava la poligamia, vale a dire la pratica in cui un uomo aveva la possibilità di avere più mogli. Tuttavia, questa pratica era riservata principalmente a chi aveva potere e ricchezza ed era perciò in grado di mantenere una famiglia allargata. In questi casi la prima moglie deteneva comunque un 

ruolo privilegiato all'interno del contesto famigliare, 

e i figli nati dal primo matrimonio erano considerati 

di maggiore importanza rispetto a quelli successivi.

Il ruolo famigliare era svolto attraverso la cura degli 

anziani e l’educazione delle nuove generazioni cui 

venivano insegnate abilità pratiche e trasmesse 

tradizioni culturali attraverso storie e canzoni. 

Diffusa era anche la pratica della tessitura 

soprattutto in lino.

In alcune tribù unne, le donne potevano essere 

coinvolte nelle decisioni tribali. Partecipare alle 

assemblee tribali significava avere un ruolo 

nell'esprimere opinioni e consigli sui problemi 

interni alla comunità.

Sul piano religioso, infine, ad alcune donne era 

consentito ricoprire funzioni spirituali e 

cerimoniali. Potevano fungere da custodi delle 

tradizioni spirituali della tribù, partecipando a 

rituali sacri e offrendo sostegno religioso 

alla comunità.








IMPERO BIZANTINO







DONNE ARISTOCRATICHE

A differenza di molte altre culture 

medievali, la narrazione storica 

bizantina si concentra principalmente 

su imprese imperiali e questioni religiose, 

trascurando la storia sociale e quindi 

anche la storia delle donne. Gli storici 

moderni hanno a disposizione limitate 

fonti per ricostruire aspetti cruciali come 

le relazioni tra le classi, la vita familiare e l'economia. Inoltre, la maggior parte delle fonti è stata scritta da uomini, con le loro prospettive e pregiudizi.

Per quel che sappiamo, le donne aristocratiche giocavano un ruolo chiave nella società bizantina. Tuttavia, la crescente influenza del Cristianesimo influenzò notevolmente il loro ruolo. Per preservare la 

                                                                purezza delle giovani ragazze fino al 

                                                                matrimonio, si cercava di mantenere 

                                                                  una rigorosa separazione tra maschi e 

                                                                   femmine. Le famiglie benestanti 

                                                                 addirittura avevano spazi riservati alle 

                                                                  donne dove esse potevano evitare il 

                                                                    contatto con gli uomini estranei. 

                                                                    Nella pratica le donne partecipavano                            

                                                                    alla vita pubblica, andavano al 

mercato, frequentavano i bagni pubblici, visitavano parenti, partecipavano alle celebrazioni religiose e si riunivano in chiesa, sebbene in luoghi separati da quelli degli uomini.

Il matrimonio per le donne aristocratiche bizantine avveniva spesso molto presto, intorno ai dodici anni, con il coinvolgimento dei genitori. Il divorzio era difficile da ottenere, ma poteva avvenire in caso di adulterio. Le leggi di Costantino e Giustiniano restrinsero ulteriormente la possibilità di divorzio, limitandola a casi di omicidio o stregoneria, e in seguito abolirono del tutto il divorzio a meno che entrambe le parti scegliessero di diventare monaci.












DONNE BIZANTINE E LAVORO

Nell'Impero Bizantino era presente una vasta gamma di lavori che spaziavano dall'agricoltura al commercio, all'artigianato (in particolare nella tessitura e nella produzione di seta) e all'ospitalità. Non c'era nulla che vietasse alle donne di possedere e gestire le proprie attività, come locande e negozi.

Alcune delle professioni femminili più comuni includevano tessitrici, fornaie, cuoche, ostetriche, medici, prestatori di denaro e titolari di terme. Molte di queste occupazioni e le abilità necessarie per svolgerle venivano tramandate di generazione in generazione. 

Un esempio notevole di una donna d'affari di successo fu Anicia Giuliana, un'aristocratica ben introdotta che divenne una delle donne più ricche dell'Impero Bizantino. Non solo accumulò ricchezze, ma le utilizzò anche per finanziare la costruzione e la decorazione di chiese importanti a Costantinopoli.

Le donne di classe inferiore erano spesso coinvolte in mestieri come prostitute e attrici, attività che nella società bizantina erano viste con sospetto, specialmente dalle classi superiori. 


ALCUNI DIRITTI

Le donne nell'Impero Bizantino godevano 

di determinati diritti come, ad esempio, 

la possibilità per le figlie di ereditare 

una parte del patrimonio familiare 

uguale a quella dei loro fratelli (a meno

che non ci fosse un testamento specifico). 

In caso di morte del marito, inoltre, la 

moglie diventava la tutrice ufficiale dei 

bambini e aveva il diritto di possedere 

e gestire la terra e la proprietà come 

qualsiasi altro proprietario terriero 

maschio.

Tuttavia, le donne avevano limitazioni 

nei ruoli giudiziari e nelle funzioni 

religiose della Chiesa. 

In campo religioso, le donne erano considerate spiritualmente uguali agli uomini, e alcune delle sante più venerate nella Chiesa bizantina erano donne. Maria Theotokos, la “Madre di Dio”, era un'icona molto comune nell’arte e nella spiritualità bizantina. 

I monasteri dedicati alle donne offrivano un rifugio e un sostegno alle donne in difficoltà, consentendo loro di svolgere ruoli importanti all'interno delle comunità monastiche.

Nella società bizantina era difficile passare da una classe sociale all’altra, ma un percorso che consentiva un rapido avanzamento sociale era il matrimonio con un membro della famiglia imperiale. In questo modo, ragazze comuni potevano diventare addirittura imperatrici. È il caso di Irene (752-803), una ragazza di Atene che sposò l'imperatore Leone IV. Alcune madri cercavano di far entrare le loro figlie nella corte imperiale in modo che potessero ottenere impieghi come dame di compagnia.
























LONGOBARDI



LA SUBORDINAZIONE FEMMINILE 

NELLA SOCIETÀ LONGOBARDA 

I Longobardi, giunti in Italia nel 568 dopo 

una lunga fase di nomadismo, erano noti 

per la loro nobiltà e ferocia guerresca. 

La società longobarda era incentrata 

sulla forza e sulle armi, con un ceto 

sociale dominante prevalentemente 

analfabeta. Le donne, inserite in unioni 

familiari chiamate "fare", vivevano in 

una società divisa in classi ben distinti e 

che grazie alla guerra riusciva a prosperare 

attraverso il bottino e i tributi delle vittorie.

Quella femminile era una condizione di sottomissione estrema all'universo maschile. Gli uomini adulti e liberi, detentori dei pieni diritti civili e politici, relegavano le donne e i minori, incapaci di portare le armi, a sottostare alla protezione di un maschio adulto come il padre, il  

                                                                                    fratello o il marito. Questo  

                                                                         diritto di protezione era chiamato 

                                                                       mundio. La vita della donna si 

                                                                           svolgeva quindi essenzialmente 

                                                                       sotto la custodia maschile ed 

                                                                     essendo sempre un uomo il 

                                                                  detentore del mundio, col  

                                                                   matrimonio 

                                                                     questo diritto si trasferiva dal 

                                                                       potere 

                                                                     del padre (o del fratello) a quello del 

marito. Questo consentiva al marito anche di amministrare i beni della donna, rappresentarla pubblicamente e controllare il suo comportamento secondo le norme sociali e culturali.


IL CONTROLLO ECONOMICO E SOCIALE

La trasmissione dell’eredità avveniva solo di padre in figlio, mentre alle figlie era riservata una dote utile per il matrimonio e che fino a quel giorno rimaneva sotto il controllo familiare. Per quanto riguarda le scelte sentimentali le donne longobarde erano vincolate alle decisioni della famiglia e all’appartenenza alla classe sociale.

Dopo la consumazione del matrimonio, la donna riceveva il morgengabe (dalla lingua germanica = dono del mattino), una donazione che il marito faceva alla moglie dopo la prima notte di nozze e corrispondente a una parte dei beni dell’uomo. Nonostante il 

marito avesse un potere molto esteso 

sulla libertà della moglie, situazioni 

particolari come l'adulterio, il disinteresse 

o la lontananza dalla famiglia 

potevano concedere alle donne qualche 

diritto personale in più. 

In questo senso, l'Editto di Rotari, il primo 

codice germanico di leggi scritte, forniva 

protezione legale alle donne vittime di 

violenza, consentendo loro di essere poste sotto la tutela del re in caso di aggressione. Questo garantiva sicurezza e il potere di scegliere un nuovo tutore oppure di rimanere sotto la protezione dello stesso sovrano.






INDIPENDENZA ECONOMICA E SFIDE FAMILIARI

Nelle dinastie longobarde, nonostante la condizione subordinata delle donne rispetto al potere maschile, la figura femminile rivestiva un'importanza vitale come elemento di continuità. Regine, duchesse e altre figure femminili di alto rango potevano infatti svolgere ruoli di rilievo politico e sociale. In alcune fonti del Ducato di Benevento, ad esempio, si nota l'attiva partecipazione delle donne alla vita economica e sociale del territorio, agendo come venditrici, acquirenti e testimoni in compravendite, sempre nell’osservanza della legge longobarda. 

                                                                             Nella storia di questo popolo 

                                                                          troviamo anche dei personaggi 

                                                                         femminili di grande rilievo. Prima 

                                                                         su tutte Teodolinda, figura chiave 

                                                                       nella storia longobarda, la quale fu 

                                                                                                     non solo una regina 

                                                                                                     dalla politica solida, 

                                                                                                         ma anche una 

                                                                                                            pioniera nel 

                                                                                                          convertire il suo 

                                                                                                            popolo al 

                                                                                                         cattolicesimo. Il 

                                                                                                           suo ruolo, 

                                                                                                       a quello del marito 

                                                                                                         Liutprando, fu 

                                                                                                         fondamentale 

                                                                                                        per rafforzare le 

                                                                                                          relazioni con il Papa nell’Italia centrale. Il processo di conversione attuato da Teodolinda si ripeté anche nei territori dell’Italia meridionale con donne come Teodorada, definita non a caso la "Teodolinda del Sud,"




DONNE ROM TRA FAMIGLIA, STEREOTIPI E RITI DI PASSAGGIO 


COSA VUOL DIRE ESSERE

UN POPOLO NOMADE

La lunga migrazione Rom ha 

portato questo popolo ad 

adattamenti e connessioni culturali 

complesse con le società con le 

quali di volta in volta essi sono 

entrati in contatto. La storia delle 

donne rom è stata però quasi 

esclusivamente caratterizzata da restrizioni e discriminazioni, delineando una interazione problematica con le altre culture, come è accaduto in generale per tutto il popolo rom. 

Per quanto riguarda in particolare la figura della donna, anche all’interno           

                                                                                        dello spazio domestico è 

                                                                                        spesso stato occupato un 

                                                                                        ruolo subordinato rispetto 

                                                                                        all'uomo capofamiglia, 

                                                                                        con chiare limitazioni 

                                                                                        nell’affermazione 

                                                                                        personale. Pur essendo          

                                                                                        educata per tradizione a 

                                                                                        essere madre e custode     

                                                                                        della cultura, la donna  

rom ha sempre rivestito anche un ruolo determinante dentro la famiglia, sostenendo responsabilità chiave per la cura e la custodia di bambini e anziani. La sfera d'azione femminile è stata per lo più confinata alla sfera privata e in chiusura verso l’esterno, concentrandosi sulla gestione familiare e sui compiti domestici fin dalla giovane età.














STEREOTIPI E RUOLI 

DI GENERE A PARTIRE DALLA PRIMA ETÀ

Le donne rom, fin dalla nascita, si trovavano 

sotto l'influenza di stereotipi e ruoli di genere 

che le segregavano dagli uomini all'interno 

della comunità. L'infanzia delle ragazze era 

già guidata dalle responsabilità di cura dei 

fratelli e delle sorelle minori oltre che da 

mansioni domestiche. Crescendo 

influenzate da credenze, costumi e 

ruoli sociali ben distinti tra uomini e 

donne, queste ragazze si abituavano

a vedere i compiti domestici come prioritari rispetto a uno sviluppo esperienziale di interazione con la vita fuori dalla comunità rom. Durante la pubertà, l’unico vero percorso educativo predominante cui le ragazze venivano preparate era quello dedicato al loro futuro di spose e, di conseguenza, madri, essendo fondamentale all’interno della comunità la ricchezza dovuta al numero dei componenti.


DALLA PUBERTÀ AL MATRIMONIO: CONTROLLO FAMILIARE E VALORI TRADIZIONALI

Il passaggio dalla pubertà al matrimonio per una giovane donna rom

significava una transizione dalla dipendenza e 

dal controllo della propria famiglia

verso il controllo del marito e dei parenti 

di quest’ultimo. Questo periodo critico, 

segnato proprio dalla fase compresa tra 

infanzia e adolescenza, richiedeva una 

maggiore vigilanza e controllo sulle ragazze. 

Tale atteggiamento era considerato segno 

di rispetto e onore familiare. Per le donne 

rom, infatti, era fondamentale arrivare al 

matrimonio senza avere avuto relazioni

precedenti con altri uomini. 

La castità era un valore assoluto e 

per rispettarlo erano consentite restrizioni 

rigorose nei rapporti tra i giovani. In questo contesto, l’unione matrimoniale assumeva valore anche come unione tra famiglie diverse. Per le donne rom diventava un punto cruciale della propria esistenza, definendo la loro posizione sociale e i ruoli assegnati nella comunità. Questa intricata trama di dinamiche familiari, stereotipi e transizioni tra fasi della vita ha caratterizzato la complessa storia delle donne rom dal contesto medievale resistendo, in gran parte, fino ai nostri giorni.



RUOLO DELLE DONNE 

NELL’ANTICA POLINESIA


AGRICOLTURA E ARTIGIANATO 

Nelle antiche società polinesiane, il contributo 

delle donne si estendeva dal ruolo famigliare e 

domestico alle attività agricole. Un lavoro vitale 

era ad esempio svolto nella coltivazione di 

alimenti fondamentali come il taro, il cocco, 

le banane e altri prodotti locali. Le donne non 

solo partecipavano alla semina e alla cura dei 

campi ma giocavano un ruolo cruciale nella 

raccolta, contribuendo significativamente 

all'economia locale. Questo coinvolgimento 

nelle attività agricole rappresentava non solo 

una necessità pratica ma anche un'articolazione 

chiave del loro legame con la terra e il sostentamento

della comunità.

Oltre a svolgere un ruolo di rilievo nell'agricoltura, le donne polinesiane erano attive nell'artigianato e nella tessitura, creando manufatti attraverso materiali                     naturali come foglie di palma e fibre        

                                                         vegetali. Questa duplice partecipazione 

                                                          evidenzia la loro versatilità e la capacità di 

                                                               gestire aspetti pratici decisivi per la vita 

                                                                  quotidiana. Con la produzione di cibo 

                                                                     e, contemporaneamente, con la 

                                                                 creazione di oggetti di uso quotidiano,  

                                                                 veniva sottolineata loro presenza 

                                                       nell'intero ciclo della vita comunitaria. 


CUSTODI DELLE TRADIZIONI SPIRITUALI E AMMINISTRATRICI DELLA VITA FAMILIARE 

Il ruolo delle donne polinesiane non si limitava 

alle attività quotidiane. Funzioni chiave erano 

anche ricoperte nei rituali religiosi e nelle 

cerimonie. Spesso investite del ruolo di 

sacerdotesse o partecipanti attive a 

pratiche spirituali, le donne partecipavano 

alla trasmissione delle tradizioni culturali 

e delle credenze religiose. Questa 

doppia responsabilità – nell'ambito 

spirituale e nella gestione familiare 

– ne indica una potente influenza tanto 

nelle sfere sacre quanto in quelle 

quotidiane della vita comunitaria.

Il mana, la forza spirituale o il potere sacro 

che risiede nelle persone di alto rango non era un aspetto esclusivo degli uomini, mentre il alcune comunità nella coppia fratello-sorella quest’ultima godeva di uno status superiore. 

                                                                                    Inoltre, la gestione familiare, 

                                                                                    che includeva la cura dei  

                                                                                          figli, la preparazione del 

                                                                                              cibo e la gestione delle 

                                                                                                risorse domestiche, 

                                                                                            evidenziava la loro 

                                                                                            centralità nella vita  

                                                                                                 familiare e        

                                                                                                  comunitaria.




ESPRESSIONI ARTISTICHE E NAVIGAZIONE

Bisogna infine ricordare la partecipazione

attiva delle donne polinesiane a 

espressioni artistiche come la danza 

e la musica, manifestazioni che assumevano 

profondi significati culturali, spirituali e 

sociali all’interno delle comunità. 

Come protagoniste di queste 

manifestazioni, le donne

contribuivano a preservare e 

celebrare la ricca mole di tradizioni

culturali esistenti nelle società

dell’antica Polinesia.

Sorprendentemente, in alcune 

gruppi sociali insulari, le donne 

partecipavano in prima persona anche alla 

navigazione e all'insediamento di nuove terre, 

dimostrando la loro competenza in abilità cruciali per la sopravvivenza e l'espansione dei popoli polinesiani negli arcipelaghi dello sterminato Pacifico.













LE DONNE VICHINGHE:

TRA STEREOTIPI,

MITI E REALTÀ



ESPLORANDO I RUOLI FEMMINILI 

NELL’ANTICA SCANDINAVIA 

L'immagine della condizione femminile

presso i Vichinghi, popolo di grandi esploratori 

e conquistatori della Scandinavia, è spesso 

influenzata da stereotipi e miti. Le fonti storiche 

sono limitate e spesso frammentarie, il che rende 

difficile avere un quadro completo e accurato della vita quotidiana dei Vichinghi. Inoltre, è importante notare che la società vichinga era variegata e i ruoli e le responsabilità potevano variare a seconda della regione, della classe sociale e di altri fattori. Gran parte delle informazioni che abbiamo sui Vichinghi proviene da fonti esterne alla loro cultura, come cronache di viaggiatori stranieri, e potrebbero essere influenzate da pregiudizi culturali o interpretazioni errate.

Tuttavia, alcune informazioni suggeriscono che le donne vichinghe avessero ruoli significativi e una certa autonomia nella società.


                                                                 CASALINGHE, 

                                                                    IMPRENDITRICI E                       

                                                                       PARI OPPORTUNITÀ                                               

                                                                                   Nell'era vichinga, la vita delle                                

                                                                                     donne era principalmente

incentrata sulla gestione domestica della fattoria. Si trattava di un’abitazione – la longhouse – che era l’edificio principale e di altri ambienti e fabbricati annessi come fienili, stalle e laboratori. Quando gli uomini partivano per le spedizioni, la responsabilità della fattoria passava alle donne, che si occupavano delle coltivazioni e della sopravvivenza familiare. Le donne erano principalmente impegnate in compiti domestici come la pulizia, la preparazione del cibo e la lavorazione della lana. Inoltre, svolgevano ruoli chiave nella cura dei bambini e degli anziani. Nelle città, alcune donne erano coinvolte nell'artigianato, specializzandosi soprattutto nella produzione tessile e, in alcuni casi commerciando direttamente i prodotti. 

Sebbene le donne vichinghe godessero di maggiori libertà rispetto ad altre donne dell'epoca, esistevano ancora limitazioni ufficiali come il divieto di comparire in tribunale o ricevere un'eredità.















Il matrimonio segnava un momento cruciale. Prima di sposarsi, la donna viveva con i genitori i quali erano coinvolti nella decisione per scegliere il marito. La reputazione della donna era strettamente legata a quella del marito, e le saghe nordiche che si tramandavano come tradizione, di generazione in generazione, narrano di competizioni tra donne per ottenere l’uomo di più alto rango. Se il matrimonio non funzionava, il divorzio era possibile e proprio le saghe descrivono diverse norme e motivi che potevano portare a questa decisione. Ad esempio per violenza subita o per decadimento in povertà a causa del marito, la moglie poteva decidere di divorziare. In questo senso la cultura scandinava si dimostra come pioneristica per quanto riguarda le pari opportunità. Dopo il divorzio, i neonati solitamente rimanevano con le     

                                                                         madri, mentre i bambini più grandi                                                                                         

                                                                            venivano divisi tra le famiglie dei                                                                     

                                                                           genitori in base alla ricchezza e al 

                                                                                  prestigio sociale.

                                                                              Mentre gli uomini potevano   

                                                                                 avere                                                                

                                                                                    diverse amanti, l'infedeltà 

                                                                                  femminile era severamente 

                                                                                    punita. 






POTERE, FAMA E SIMBOLISMO DELLE CHIAVI

Le saghe islandesi rivelano la presenza di donne potenti capaci di emulare i loro mariti, navigando con audacia e ostinazione, godendo di rispetto e reputazione. La sepoltura di Oseberg in Norvegia, relativa a una donna nobile forse regina, evidenzia a che punto certe donne vichinghe potevano arrivare nel raggiungimento di ricchezza e fama. L'ampia varietà di oggetti scolpiti nel legno della sepoltura, tra cui mobili, utensili e biancheria di pregio, ci comunica il ruolo centrale delle donne nella società vichinga. Anche dalle saghe ci arrivano indizi come ad esempio il fatto che la reputazione femminile, all’interno delle storie intricate e dense di avvenimenti e colpi di scena, rimaneva intatta, anche se i loro mariti perdevano prestigio. 






Nell’ambito religioso, prima della conversione vichinga al cristianesimo, vi potevano essere donne veggenti molto rispettate nei culti precristiani e che si credeva predicessero il futuro riguardo a fattorie e spedizioni militari. 

Le chiavi ritrovate nelle tombe delle donne vichinghe, inizialmente interpretate come simbolo dello status di casalinga, stanno rivelando un quadro più complesso. Solo raramente infatti, secondo recenti           studi, le casalinghe medievali portavano le chiave. La presenza 

delle chiavi quindi potrebbe avere significati più ampi, oltre al 

ruolo domestico. Potrebbero simboleggiare il passaggio da una 

fase della vita all'altra, come dall'infanzia all'età adulta, o 

rappresentare un potere speciale, forse associato alla capacità 

di vedere nel futuro. Questa prospettiva suggerisce che le donne 

con le chiavi potrebbero essere considerate esperte o detentrici 

di poteri specifici, piuttosto che essere limitate alla tradizionale 

funzione domestica. 


LA FAMIGLIA NELL’AFRICA SUB-SAHARIANA 



DISCENDENZA PER VIA MATERNA

La maggior parte delle fonti dell’Africa

sub-sahariana del periodo che in

Occidente e chiamato “medievale” 

deriva da viaggiatori e mercanti islamici 

che intrattenevano relazioni con quei 

popoli lungo le Rotte transahariane, 

dall’Atlantico al Mar Rosso e dal 

Sahara al Mediterraneo. Molti di questi 

racconti confermano quelli dei griot,

i cantastorie africani di tradizione orale. 

Quando il famoso viaggiatore musulmano Ibn Battuta nel XIV secolo si ritrovò nei territori dell’Impero del Mali, poté osservare che le  

                                                      popolazioni autoctone seguivano una 

                                                  tradizione matrilineare, ovvero la discendenza 

                                                e la proprietà erano trasmesse attraverso le 

                                                madri. Questa cosa fu molto sorprendente per 

                                                   Ibn Battuta perché, a quel tempo, quelle 

                                                    popolazioni si erano già convertite all’Islam 

                                                       ed egli stesso, in quanto musulmano, era 

                                                       abituato ad una discendenza famigliare per 

                                                            via maschile o patrilineare. Egli rimase

                                                            inoltre sconvolto dall’abitudine alla 

                                                           nudità all’interno della comunità mentre 

musulmani, ebrei e cristiani credevano che Dio avesse richiesto agli uomini di coprire i loro corpi, usanza che nel Medioevo si era tradotta, per le donne, nel lasciare scoperto soltanto il viso e le mani.


















FUNZIONI ALL’INTERNO DELLA COMUNITÀ

Le donne si prendevano cura della prole e della casa, preparavano e cucinavano pasti con suppellettili che, in alcune società, erano esse stesse a fabbricare. Nelle comunità contadine si adoperavano per qualsiasi mansione da svolgere nei campi: estirpare erbacce, zappare e seminare, seguire il raccolto e immagazzinare i prodotti della terra. Si potevano trovare donne a preparare e vendere dolci e altri prodotti alimentari all’interno di mercati, ma in diverse zone era anche diffusa la schiavitù femminile. 

Ad esempio, durante gli spostamenti gli uomini erano seguiti da schiave che trasportavano arredi e merci. 

Un figlio avuto da una schiava poteva rimanere 

nella famiglia ed essere cresciuto dalla madre. 

Le donne schiave si adattavano alla vita 

famigliare più degli schiavi di sesso maschile.

Per una donna africana e per la comunità in 

cui viveva era molto importante il valore della 

fertilità. La preoccupazione verso le nuove 

nascite era molto grande poiché assicurava 

una forza lavoro numerosa e produttiva.

La famiglia era anche in Africa occidentale, 

parimenti alla cultura cristiana e a quella 

musulmana, il fondamento della società 

così come grande significato aveva la casa. Questa, presso alcuni popoli del Togo, veniva identificata col corpo umano e le sue parti corrispondevano alle parti anatomiche associate ad antenati della famiglia. La casa, in questo modo, era anche molto vicina alla funzione della tomba contribuendo a rafforzare la continuità tra presente e passato. Era, infatti, molto diffuso il culto degli antenati considerati non appartenenti al mondo dei morti, ma ancora presenti per molto tempo in quello dei vivi, come membri della famiglia ancora presenti. 


I BAMBINI

Ai bambini venivano concesse diverse 

attenzioni per la crescita e le diverse 

fasi dello sviluppo nelle quali era sempre 

tutta la comunità del villaggio ad educare. 

Inoltre, veniva loro accordato particolare 

rispetto perché si credeva che fossero la 

reincarnazione degli antenati, come se ci 

fosse sempre una continuità della vita tra morti e vivi e viceversa

I bambini riflettevano anche l'armonia spirituale, gli ideali della bellezza individuale e il benessere dell'ordine familiare. 


LA GUERRA RENDE PIÙ POTENTI GLI UOMINI

Durante il XIV e il XV secolo, a causa della sempre crescente importanza che la guerra acquisiva per alcune società africane, donne e bambini persero posizione o potere a vantaggio degli uomini. Allo stesso modo il diffuso utilizzo di 

schiavi nel lavoro 

domestico fece 

diminuire prestigio 

e centralità al ruolo 

della donna.



















COMUNITÀ FAMIGLIARI NEL NORD AMERICA 


MANCANZA DI FONTI

Per quanto riguarda il modo in cui vivevano 

le famiglie nell’America precolombiana, 

in questo caso nella parte settentrionale 

del continente, non abbiamo la stessa 

documentazione disponibile per le civiltà 

europee, orientali o arabe. 

Alcune fonti ci fanno risalire a una serie di 

piccole comunità disseminate tra la costa 

nord-occidentale del Pacifico, la regione 

delle Grandi Pianure e i boschi orientali

dove vivevano gli Irochesi. 

Le informazioni aumentarono enormemente 

con l’arrivo degli europei. All'inizio del XVI secolo, Amerigo Vespucci fu tra i primi osservatori europei di popoli nativi delle Americhe. Nelle sue lettere il famoso esploratore fiorentino raccontò di come gruppi molto grandi di indigeni vivessero in case condivise. 

                                                                              In alcuni casi, le abitazioni  

                                                                                   multifamiliari erano 

                                                                              associate allo sviluppo 

                                                                             dell'agricoltura, poiché la 

                                                                                    residenza condivisa 

                                                                              incoraggiava il lavoro 

                                                                                   cooperativo richiesto dalla 

                                                                                produzione alimentare intensiva. Tuttavia, questo modo di abitare era diffuso anche nelle regioni del nord-ovest, sul Pacifico, dove il sistema agricolo non era ancora sviluppato. 












IROCHESI E TRIBÙ DELLE GRANDI PIANURE

Già dopo il 1000 gli Irochesi avevano cominciato a sostituire le abitudini di caccia e raccolta con quelle legate alla coltivazione dei campi, creando i primi insediamenti semipermanenti. L’agricoltura produceva cibo in abbondanza e la popolazione cresceva, così più famiglie cominciarono ad unirsi e a condividere queste abitazioni (longhouse, case lunghe) oltre che il lavoro. La discendenza era probabilmente per linea materna o matrilineare e lo sviluppo dell’agricoltura rafforzò il ruolo e la funzione delle donne negli affari interni dandogli maggiore autorità rispetto agli uomini. Le donne a capo del clan decidevano quali uomini potevano prendere parte all’assemblea tribale. Dopo il matrimonio, un uomo andava a vivere nell’abitazione della moglie o della suocera e anche la longhouse era gestita e governata da una donna a sua volta assistita dalle altre donne del gruppo multifamiliare.

Lo stesso avveniva per le longhouse fatte con tronchi e tavole di cedro delle popolazioni del nord-ovest, zono molto ricca di risorse naturali. Anche gli indigeni delle Grandi Pianure vivevano in longhouse condivise e multifamiliari, anche se qui l’unione tra le famiglie era funzionale soprattutto alla caccia del bisonte. 



PUEBLO

I Pueblo, comunità del sud-ovest, vivevano in case contigue con tetti in pietra o, addirittura, case di mattoni. La società Pueblo era matrilineare e anche dal punto di vista delle proprietà si seguiva la linea della donna. Quando una donna si sposava, infatti, suo marito andava a vivere da lei dopo aver lasciato la casa di sua madre. Ma qui non era proprietario di nulla: non solo la casa, ma anche gli oggetti sacri e la ricchezza  

                                                                               (principalmente sotto forma di 

                                                                               grano immagazzinato), 

                                                                               appartenevano alle donne che 

                                                                               vivevano in quella casa.  

                                                                               Mentre le donne rimanevano 

                                                                               attaccate alle loro case natali 

                                                                               per tutta la vita, gli uomini si 

                                                                               muovevano man mano che 

                                                                               crescevano. Durante l'infanzia 

                                                                               il figlio maschio viveva con la 

                                                                               madre; da giovane si trasferiva 

                                                                               in una kiva, locale seminterrato 

                                                                               utilizzato per funzioni religiose, dove apprendeva le tradizioni rituali maschili e solo alla fine di questo lungo percorso poteva sposarsi e stabilirsi nella casa di sua moglie.




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