martedì 19 dicembre 2023

 

INTRODUZIONE

A partire dal XVI secolo l’Europa diventò il punto di irradiazione di una vasta rete di scambi che toccò tutti continenti. Le potenze europee che videro crescere in maniera considerevole le proprie economie furono Spagna e Portogallo, prime in ordine di tempo, e a seguire Inghilterra, Olanda e Francia. Questo avvenne a causa della colonizzazione che esse attuarono principalmente nel Nuovo Mondo, ma anche in Asia e Africa e, infine, in Oceania. Questa potente interazione tra Europa e resto del mondo diede vita a quel fenomeno che alcuni storici hanno definito economia-mondo. Con questa espressione si intende un meccanismo vasto e complesso di attività e reti commerciali che, partendo da un centro, l’Europa, si irradiavano verso aree geografiche lontane. L’organizzazione e la produzione di queste attività e reti erano regolate dalle potenze europee attraverso lo sfruttamento della periferia, cioè delle colonie, a livello di materie prime e manodopera, anche schiavizzata. Nel tempo, quindi, l’Europa ne trasse enormi guadagni, mentre le aree sfruttate non riuscirono a svilupparsi e impoverirono, con conseguenze non solo economiche ma anche sociali.

Gli effetti della colonizzazione europea su gran parte del mondo sono ben visibili ancora oggi se pensiamo, ad esempio, all’ampia diffusione delle lingue e del modello economico capitalistico.

 


5.1 INGHILTERRA: UN IMPERO GLOBALE

 

 

 

 

5.1.1 La più grande potenza coloniale della storia

L'Impero britannico fu per estensione il più grande nella storia dell'uomo. Nel 1920 dominava su circa mezzo miliardo di persone, comprendendo quasi un quarto dell'intera superficie della Terra. Ciò ha significato il prolungamento nel tempo della sua influenza politica, linguistica e culturale a livello globale.

Durante l'età delle scoperte, seguendo l’esempio di Spagna e Portogallo e temendo di rimanere indietro nella conquista di terre e nello sfruttamento di materie prime, Inghilterra, Paesi Bassi e poi Francia iniziarono a stabilire proprie colonie e creare reti commerciali nelle Americhe e in Asia. La loro potenza commerciale fu favorita dalla creazione di compagnie mercantili private, dipendenti dai rispettivi governi e dai loro mandati, anche se le navi rimanevano di proprietà delle compagnie. Le più influenti furono l’olandese Verenigde Oostindische Compagnie (VOC), la britannica East India Company e la francese Compagnie des Indes Orientales. Le navi non appartenevano agli stati, ma alle compagnie.

Sotto il lungo regno di Elisabetta I, lo sviluppo economico fu notevole, senza escludere mezzi controversi quali le azioni dei corsari come Francis Drake, ma gran parte della popolazione continuava a vivere in povertà. La potenza militare, navale soprattutto, si affermò con la vittoria sull’Invincibile Armata di Spagna (1588).

Nel XVIII secolo vi fu la grave perdita delle 13 colonie degli Stati Uniti che, dopo un’aspra guerra, ottennero l’indipendenza nel 1783.

A quel punto l’Inghilterra spostò i suoi interessi su Asia, Africa e Oceania continuando a mantenere la supremazia sui mari contro Francia e Paesi Bassi.

 

5.1.2 Espansione commerciale e industriale dopo il Settecento

Nel Settecento la concorrenza tra potenze coloniali come Gran Bretagna, Francia, Spagna e Portogallo culminò in una serie di conflitti. Quello più esteso e sanguinoso, grazie al quale si mise fine alla rivalità con i Francesi, fu la Guerra dei Sette Anni in cui, per la prima volta nella storia, lo scontro tra stati europei si realizzò su tre continenti e con mezzi diversi. Le conseguenze dei conflitti riguardarono numerose vittime e la destabilizzazione di molte aree politiche che si protrasse nel tempo, specialmente in Africa.

Nel frattempo, con la Rivoluzione industriale, Londra stava diventando la città più grande del mondo (1830) e il controllo dei commerci globali riguardavano per gli Inglesi le economie di molte regioni geografiche, dall’Asia all’America Latina.

Per tutto il XIX secolo lo sviluppo fu esponenziale, venne favorito il libero commercio, ci fu una crescita demografica molto forte cui si accompagnò una rapida urbanizzazione, mentre veniva ampliato il diritto di voto.

Nel Novecento altre due potenze, Germania e Stati Uniti, cercarono di contrastare il potere della Gran Bretagna. Le tensioni con i tedeschi furono tra le principali cause dello scoppio della Prima guerra mondiale. Dopo la Grande Guerra, l’Impero Britannico non ebbe più la stessa potenza. Anche la Seconda guerra mondiale, nonostante la vittoria degli Inglesi e dei suoi alleati contribuì ad accelerare il declino dell'impero che arriverà a compimento nei decenni della decolonizzazione mondiale.

La colonia più popolosa e ricca dell’impero britannico l’India, ottenne l’indipendenza solo nel 1947, dopo che già molti altri territori furono coinvolti in un processo di decolonizzazione. Nel 1997 Hong Kong ritornò sotto la Cina, mettendo fine all’impero coloniale inglese.

 


5.2 SPAGNA: ASCESA E CADUTA DI UN GRANDE STATO

 

 

 

 

5.2.1 Sotto Carlo V e Filippo II la Spagna si estende dall’Atlantico al Pacifico

L'Impero Spagnolo fu il più potente impero coloniale della storia tra il XVI secolo e la prima metà del XVII. Fondato dai sovrani Ferdinando II di Aragona e Isabella I di Castiglia nel 1492 a seguito della conquista di Granada quando gli Arabi furono scacciati dalla Spagna, si estese successivamente con l’imperatore Carlo V e l’annessione di Italia meridionale, Ducato di Milano e molti territori delle Americhe a seguito delle azioni dei conquistadores. Questi ultimi, guidati da condottieri come Hernan Cortés e Francisco Pizarro, misero fine rispettivamente ai due più grandi imperi precolombiani, quello Azteco e quello Inca.

Il figlio di Carlo V, Filippo II, salito al trono nel 1556 dopo l’abdicazione del padre, si espanse sui territori dell'Asia orientale (che presero da lui il nome di Filippine) e divenne, per un periodo, Re del Portogallo e del suo impero coloniale a seguito di una crisi di successione. Il sovrano si pose inoltre alla guida della Lega Santa, costituita da un’alleanza di Stati cristiani, per fermare l’avanzata dei Turchi nel Mediterraneo, come accadde nella Battaglia di Lepanto (1571).

 

5.2.2 L’inizio della decadenza

Dopo Filippo II l’impero vide l’inizio della propria decadenza. Il conservatorismo cattolico aveva creato persecuzioni religiose contro i protestanti olandesi e, in Spagna - dove avevano finora convissuto insieme ai cristiani - contro Ebrei, chiamati in senso dispregiativo marranos, e musulmani spagnoli, i moriscos, che furono espulsi. L’incapacità di sostenere, con tutto l’oro e l’argento importati dalle Americhe, un’economia manifatturiera e agricola fecero cadere la potenza spagnola in una grave crisi economica.

Nel corso degli anni la Spagna perse i Paesi Bassi e i domini italiani e nel 1808 venne invasa da Napoleone che favorì, in questo modo, una serie di guerre di indipendenza attraverso le quali tutte le colonie del Sudamerica vennero perdute, con la conseguente disgregazione e fine dell’impero.

Nel XIX secolo, come le altre potenze europee ma con un successo molto inferiore, anche gli Spagnoli si spinsero alla conquista dell’Africa cercando di formare un secondo impero coloniale. Questi territori otterranno l’indipendenza durante il Novecento, mentre alcuni di essi, come le città del Marocco Ceuta e Melilla, restano ancora oggi sotto il governo di Spagna.

 


5.3 PORTOGALLO: NAVIGATORI E SCHIAVISTI

 

 

 

 

5.3.1 Un piccolo stato con enormi ricchezze coloniali

Occupando Ceuta, in Marocco, il Portogallo fondò nel 1412 il primo impero coloniale della storia. L’ultima colonia portoghese sarà la città di Macao, restituita alla Cina nel 1999.

Chiuso ad est dalla Spagna, il Portogallo era uno stato che non superava i due milioni di abitanti, ma la sua posizione rappresentava un punto di forza nell’espansione verso occidente e, quindi, verso l’Atlantico. Fu così che ebbe inizio quella che oggi chiamiamo “età delle scoperte geografiche”.

Primi a utilizzare le caravelle e a capire il meccanismo degli alisei, grazie alle profonde conoscenze e capacità nella navigazione, i Portoghesi aprirono la rotta oceanica delle spezie da ovest, senza perciò pagare dazi agli Ottomani. Ciò avvenne attraverso l’esplorazione dell’Africa, prima con Enrico il Navigatore, poi con Bartolomeo Diaz e, finalmente, con Vasco da Gama che riuscì a circumnavigare il continente africano e a raggiungere l’Oceano Indiano. In questo modo vennero creati avamposti fortificati in Africa e, superate le forze rivali arabe, i primi domini e porti commerciali in India e nel Sud-est asiatico, dove furono aperti diversi empori di merci. Le conquiste continuarono anche nelle Americhe con territori molto vasti come il Brasile e con l’avvio della tratta degli schiavi in Africa occidentale, poi seguita dalle altre potenze europee. La colonizzazione portoghese usufruì quasi sempre della forza e della violenza sui popoli sottomessi.

 

5.3.2 Un potere lungo cinquecento anni

Per un secolo, dal 1578 al 1688, il Portogallo perse la propria indipendenza e fu occupato dalla Spagna di Filippo II, poi riconquistata con l’indebolimento politico ed economico di quest’ultima. Da quel momento in poi non si raggiunsero più i livelli di potenza mondiale del Cinquecento, ma la sua economia continuò ad usufruire ancora delle ricchezze delle colonie possedute in Africa e in Brasile che fornivano oro, pietre preziose e diamanti.

Fu uno degli ultimi stati europei a possedere colonie oltreoceano. Nel XIX secolo represse con la violenza i tentativi di indipendenza delle nazioni africane, come Guinea-Bissau, Angola e Mozambico la cui decolonizzazione avverrà soltanto tra gli anni Sessanta e Settanta del 1900.

 

 


5.4 PAESI BASSI: UNA POTENZA COMMERCIALE

 

 

 

 

5.4.1 Dalla dominazione spagnola a potenza economica mondiale

I Paesi Bassi facevano parte dell’Impero asburgico di Filippo II di Spagna, ma questo dominio non era accettato dagli Olandesi che erano protestanti e, per questo, perseguitati dai cattolici spagnoli. Questo malcontento causò una feroce rivolta nel 1568 e, dopo una lunga guerra, i Paesi Bassi riuscirono ad ottenere l’indipendenza col nome di Province Unite. Nel conflitto furono sostenuti dall’Inghilterra, nemica della Spagna per il predominio sui mari.

Sfruttando la posizione geografica e i porti sull’Atlantico, gli Olandesi riuscirono per alcuni secoli a detenere una serie di colonie d’oltremare tra l’Oceano Indiano, l’America settentrionale (Nuova Amsterdam era l’antico nome dato nel 1625 a quella che sarebbe diventata New York) e, successivamente, l’Africa. Nel XVII secolo con la creazione della Compagnia Olandese delle Indie Orientali il commercio internazionale divenne la principale attività economica dei Paesi Bassi con i tre quarti degli scambi commerciali globali che avvenivano a bordo delle proprie navi, anche grazie alla Compagnia delle Indie. Amsterdam diventò uno dei maggiori porti al mondo e il principale centro finanziario d’Europa, con la nascita di varie banche.

 

5.4.2 Un piccolo stato atlantico in crescita continua

Tra XVII e XVIII crebbe la popolazione, vennero costruiti edifici, canali e cantieri navali grazie anche ad una classe media molto numerosa e arricchitasi con l’economia mercantile. Le città olandesi furono tolleranti nei confronti dei diversi credi religiosi e diedero ospitalità a molti stranieri rifugiati a causa delle persecuzioni. Il loro successo in questo periodo fu favorito ulteriormente dal declino delle potenze marinare del Mediterraneo, come Genova e Venezia. Allo stesso periodo risalgono i cosiddetti polder, terreni sotto il livello del mare che vennero prosciugati e chiusi da dighe e argini, con una vasta opera di antropizzazione del paesaggio.

Il benessere economico raggiunto nel Seicento ebbe riflessi anche sulla cultura e sulla scienza. La pittura olandese raggiunse livelli altissimi con Vermeer e Rembrandt, artisti che si rifacevano al Rinascimento italiano e dai cui quadri ci viene uno spaccato di vita reale della società olandese dell’epoca.

Problemi importanti cominciarono nella seconda metà del Seicento a causa dell’invasione da parte della Francia di Luigi XIV, da una parte, e della rivalità sui mari con l’Inghilterra.

La data ufficiale della fine dell’impero coloniale olandese è il 1975, anno in cui divenne indipendente il Suriname, piccolo stato dell’America Latina.

 

 

 

 

 

 

 


5.5 FRANCIA: DAL RE SOLE A NAPOLEONE E OLTRE

 

 

 

5.5.1 Obiettivi francesi su mari e terre

Con territori in Asia, Africa e America settentrionale, oltre che in Oceania, l’impero coloniale francese ebbe vita tra il XVII e il XX secolo. Negli anni Trenta del Novecento raggiunse la sua massima espansione con oltre 12 milioni di km², circa 1/10 delle terre emerse, divenendo uno degli imperi più vasti della storia.

Seguendo i successi spagnoli e portoghesi la Francia cominciò a occupare territori nell’America settentrionale, centrale e in India, raggiungendo nel Seicento lo status di maggiore potenza europea sotto il governo di Luigi XIV, il Re Sole. Le sue mire espansionistiche si ridussero nel tempo quando fu costretta a rinunciare al predominio sui mari in favore della Gran Bretagna dopo la sconfitta nella Guerra dei Sette anni (1756-1763). In seguito, con l’ascesa al potere di Napoleone Bonaparte, la Francia, pur fallendo nell’occupazione dell’Egitto ottomano, riuscì con una serie di vittorie a conquistare vaste regioni nella stessa Europa - tra Italia, Paesi Bassi, Germania, Spagna e Polonia – nel periodo che va dal 1804 al 1814.

 

5.5.2 Una seconda fase di colonialismo nell’Ottocento

Dopo il periodo napoleonico, con il ritorno dei sovrani spodestati sui propri troni e la perdita di gran parte dei territori europei, la Francia non demorse ed ebbe occasione, durante la fase storica dell’imperialismo, di riformarsi attraverso un secondo tempo coloniale, questa volta con territori e sfruttamento di uomini e risorse in Africa soprattutto, ma anche in Indocina. Queste vaste regioni rimasero possedimenti francesi fino alla seconda metà del Novecento.

Dopo la Seconda guerra mondiale l’impero coloniale iniziò la definitiva sua disgregazione che giunse a compimento negli anni Sessanta. In alcuni casi, come in Indocina ed in Algeria, fu necessario per i popoli sottomessi combattere lunghi conflitti aspri e sanguinosi prima che si concludesse il processo di decolonizzazione.

Ancora oggi la Francia possiede una serie di piccoli territori sparsi tra le isole dei Caraibi, nell'Oceano Indiano e nell'Oceano Pacifico, oltre alla Guyana francese.

 

5.6 LA RUSSIA: UN NUOVO GIGANTE TRA EUROPA E ASIA

 

 

5.6.1 Dalla Rus’ di Kiev alla Moscovia

Il primo stato russo fu il Principato di Kiev, fondato dai Variaghi, vichinghi svedesi che presero dalle popolazioni locali il nome di Rus’, ‘uomini venuti da oltre mare’. Mongoli e Tartari misero fine a questo stato intorno al XIII secolo fondando un potente khanato (i sovrani mongoli erano denominati khan) chiamato Orda d’Oro che si estendeva dal Danubio ai Monti Urali, in Siberia e Asia centrale. Nella parte settentrionale dell’attuale Russia, invece, si avvicendarono diversi piccoli regni di cui il più noto fu quello di Moscovia, la cui capitale era Mosca.

Furono proprio i principi di Moscovia a mettere fine all’Orda d’Oro e a riprendersi i territori occupati in precedenza. Questi prìncipi, dopo la caduta di Costantinopoli sotto i Turchi nel 1453 e la fine dell’Impero Bizantino si fregiarono del titolo di rappresentanti ufficiali del cristianesimo ortodosso e si fecero chiamare “zar”, trasposizione del latino caesar, cioè imperatore, il titolo utilizzato dai sovrani romani. Per questo definirono Mosca come la “terza Roma”, poiché la seconda era stata Bisanzio-Costantinopoli.

 

5.6.2 Dalla conquista della Siberia a Pietro il Grande

Nei secoli successivi lo stato russo si espanse verso est, depredando vaste zone di territorio alle comunità nomadi e seminomadi che abitavano la Siberia. Il colonialismo russo in Siberia fu guidato inizialmente dal condottiero Ermak, alla fine del XVI secolo, e arrivò a compimento nel 1659 quando i russi raggiunsero le coste dell’Oceano Pacifico.

In quello stesso anno, quando salì al trono lo zar Pietro I il Grande, l’Impero Russo si presentava come troppo vasto e disorganizzato. Un Paese arretrato, con il potere accentrato nelle mani dei Boiari, i ricchi proprietari terrieri che governavano insieme allo zar sfruttando il lavoro della restante popolazione (circa il novanta per cento) in forma di servitù della gleba. Un altro problema erano i confini a est, oggetto di conflitto con la Cina.

Pur avendo una visione assolutistica, Pietro il Grande avviò ammodernamenti allo stato, soprattutto nella struttura amministrativa, ancora basata sul modello feudale. Visitò personalmente Germania, Olanda e Gran Bretagna per capirne la politica, i loro cantieri navali per osservarne l’attività, ridusse al minimo il potere dei Boiari e si circondò di persone di fiducia che lo aiutarono nella sua opera. Creò, quindi, un esercito e una marina permanenti che la Russia non aveva e spostò la capitale a San Pietroburgo.

 

5.6.3 Altri zar continuano la politica di Pietro il Grande

Come grandezza, l’Impero Russo fu il terzo impero più esteso della storia dopo quello britannico e quello mongolo, arrivando a comprendere territori in Europa, Asia e Nord America (Alaska). Col tempo riuscì a svilupparsi dal punto di vista industriale con l’ausilio di investimenti stranieri nella costruzione di ferrovie e fabbriche. L’opera di modernizzazione di Pietro il Grande ispirata alle grandi potenze d’Europa venne proseguita da Caterina la Grande (1761–1796) che sposò le idee dell’Illuminismo francese e dallo zar Alessandro II (1855–1881) il quale promosse numerose riforme sociali e abolì la servitù della gleba con l'emancipazione di 23 milioni di servi nel 1861.

Quando i sovrani successivi ritornarono ad uno stato monarchico più tradizionale, la Russia come impero collassò durante gli eventi della Rivoluzione di febbraio del 1917, ma anche in seguito alla partecipazione fallimentare alla Prima guerra mondiale.

 

 

lunedì 4 dicembre 2023

 

INTRODUZIONE

 

 

Senza dubbio la forza dell’Impero romano d’Oriente (o Bizantino) era dovuta in buona parte alla sua capitale Costantinopoli, città popolosa e multietnica, snodo commerciale tra i più sviluppati del mondo antico, ponte tra Mediterraneo e Via della Seta, tra Occidente e Oriente.

Grazie alla posizione geografica che occupava il loro impero, i Bizantini parteciparono attivamente e lungamente al commercio transregionale ampliando la rete di contatti tra Europa e Asia. Le attività economiche legate alla seta proveniente dalla Cina rappresentano un esempio di una visione geografica e culturale che si estendeva ben oltre i confini del mondo mediterraneo.

La potenza commerciale dell’impero servì anche come collegamento cruciale tra Mediterraneo ed Europa del nord, modificando l’assetto del sistema globale a livello di scambio e traffico di merci. Ciò avvenne soprattutto sulla Via Variago-greca, a partire dai rapporti economici che si erano venuti a creare con la Rus’ di Kiev.

Il sovrano russo Vladimir I il Grande con la conversione del suo popolo al cristianesimo – invece che all’ebraismo o all’islamismo - capì che la Russia non poteva fare a meno del suo principale contatto commerciale, pur avendo relazioni sia con l’Europa che con l’Asia occidentale. Dopo il declino dell’Impero Bizantino e l’arrivo dei Mongoli, la Russia visse un periodo di isolamento dal quale ricominciò ad uscire soltanto a partire dal XV secolo, quando si vennero ad instaurare nuovi legami commerciali.

 

 

5.1 LA FORZA DELLO STATO BIZANTINO

 

5.1.1 Costantinopoli: la “nuova Roma” tra Mediterraneo e Oriente

Nel 395 l’imperatore Teodosio divise l’Impero Romano in due grandi regioni. Mentre quella occidentale veniva spartita tra invasori e migranti germanici, quella orientale prosperava, soprattutto attorno alla città di Costantinopoli.

Fondata nel 330 da Costantino sulle rovine dell’antica Bisanzio, Costantinopoli era rimasta dopo la caduta di Roma e dell’Impero romano d’Occidente nelle mani delle popolazioni germaniche, l’unica capitale imperiale. La sua posizione strategica sullo stretto del Bosforo la avvantaggiava sia dal punto di vista commerciale che militare. Protetta da mura ciclopiche e torri difensive, e da migliaia di guardie imperiali che controllavano lo scoppio di eventuali rivolte interne, era quasi impossibile da espugnare.

 

5.1.2. I commerci al centro dell’economia

Costantinopoli aveva l’aspetto di una ricca metropoli cosmopolita dell’antichità dove giungevano sempre nuovi immigrati e mercanti dalle regioni limitrofe, aveva il latino come lingua ufficiale ma si parlava soprattutto il greco. Nelle centinaia di botteghe di ogni tipo, forni, magazzini che si snodavano lungo il colonnato e sotto i portici era possibile ritrovare e acquistare una infinita varietà di prodotti, molti dei quali importati dai maggiori porti del Mediterraneo e dell’Oriente, come seta grezza e tessuti, vetri istoriati, spezie, ceramiche e i profumi.

Il commercio era sotto il controllo dello stato che aveva il monopolio su tutte le merci. La capitale era la parte centrale dei flussi commerciali che comprendevano vaste aree: i cereali arrivavano dalla Bulgaria attraverso il Mar Nero e dall’Egitto tramite il Mediterraneo, gli schiavi dai paesi slavi, l’ambra dal Mar Baltico e le pellicce dal Nord Europa.

Nel resto dell’impero invece la maggiore fonte di sostentamento rimaneva l’agricoltura.

 

5.1.3 Un’organizzazione statale, militare e religiosa efficiente

L’impero romano d’Oriente, rispetto a quello d’Occidente, ebbe una vita più lunga e sopravvisse fino all’assedio da parte dei Turchi Ottomani nel 1453. Quasi mille anni in più. Le cause di queste differenze sono diverse, ma sostanzialmente riconducibili ai seguenti fattori:

  • l’Impero Bizantino era governato da un’autorità politica più salda che aveva fortemente accentrato e centralizzato il potere creando grande stabilità;
  • aveva instaurato un sistema fiscale molto efficiente tale da alimentare continuamente le casse dello stato, poiché le tasse venivano pagate da tutti; in questa maniera era possibile pagare il grande esercito che garantiva protezione e sicurezza, i funzionari che lavoravano per lo stato e costruire sempre nuove infrastrutture come ponti, acquedotti e reti stradali;
  • sotto l’aspetto militare aveva generali validissimi e truppe formate esclusivamente da soldati bizantini; oltre alle guardie imperiali della capitale vi erano numerose truppe stanziate in ogni provincia per mantenere l’ordine e difendere i confini;
  • le strategie e la diplomazia messe in campo, anche pagando, riuscirono ad evitare le invasioni dei Germani e degli Unni che si diressero verso occidente.

Dal IX secolo i Bizantini attuarono anche un processo di acculturazione dei popoli slavi della penisola balcanica come quelli della Serbia e della Bulgaria. Ciò avvenne soprattutto attraverso un’opera di evangelizzazione portata avanti da diversi monaci bizantini che, dal X secolo, si spostarono anche fuori dalla penisola balcanica, verso la Russia. Tra essi ci fu anche Cirillo da cui prende il nome l’alfabeto cirillico oggi usato in molte lingue slave come il russo e il bulgaro.

 

5.1.4 L’impero di Giustiniano

Con Giustiniano al potere (527) l’impero raggiunse il suo massimo splendore. L’imperatore si pose, insieme alla moglie Teodora, donna intelligente e ambizioso, come sovrano assoluto oggetto di venerazione da parte dei suoi sudditi. Il culto della persona del sovrano e della sua immagine erano stati presi dall’Impero Sasanide (Persia). Fu capo politico del suo popolo, ma anche religioso (cesaropapismo).

Giustiniano e Teodora cercarono di mantenere il modello statale romano e si avvalsero di collaboratori molto validi per amministrare la giustizia e dirigere l’apparato militare in guerra e in pace.

Grazie al volere di Teodora si fece costruire uno dei simboli di Costantinopoli: la Basilica di Santa Sofia. Giustiniano creò, con l’aiuto di esperti legislatori, il Corpus Iuris Civilis, un esteso codice di leggi scritte, chiaro e universalmente valido in tutti i territori, in cui si riordinavano tutte le leggi romane, numerosissime, emanate nel corso otto secoli. Il Corpus sarà poi preso a modello per ogni, codice civile anche in epoca moderna e contemporanea.

Sotto l’aspetto della politica estera si cercò di riconquistare i territori perduti da Roma in Africa, Spagna e Italia, ma riuscendoci solo in parte. Le lunghe guerre causarono destabilizzazioni, grandi perdite di denaro e di uomini e gravi epidemie come la terribile peste del 542 che, a diverse ondate, arrivò fino al 750 causando milioni di morti.

 

 

 

5.2 I BIZANTINI IN ITALIA

 

5.2.1 Lo splendore a Ravenna

L’Impero romano d’Oriente riuscì ad espandere il proprio dominio anche sull’Italia dopo averla contesa agli Ostrogoti nel corso di una lunga guerra (chiamata per questo guerra greco-gotica, 535-553). Giustiniano attraverso un provvedimento del 554 chiamato Prammatica sanzione estese, quindi, le sue leggi e il suo governo anche sulla penisola dove collocò un governatore, chiamato esarca, nella sede imperiale di Ravenna. Nel periodo dell’esarcato bizantino proprio la città di Ravenna – a differenza del resto dell’Italia – trasse molti vantaggi e benefici: vennero costruiti, edifici e chiese (San Vitale, Sant’Apollinare in Classe) al cui interno è ancora oggi possibile ammirare i magnifici mosaici che celebrano la corte bizantina di Giustiniano e della moglie Teodora, si sviluppò un vivace commercio marittimo con la capitale Costantinopoli e si ebbe un notevole incremento della popolazione.

 

5.2.2 Continua il periodo di decadenza per l’Italia

Per il resto, l’Italia nel VI secolo, dopo la decadenza iniziata già sotto il dominio degli Ostrogoti continuò ad impoverirsi: razzie, carestie e distruzione, cui si aggiunse una spaventosa epidemia di peste che colpì pesantemente la popolazione, devastarono le città e anche quelle più grandi, come Roma, Milano e Pavia si spopolarono. Inoltre il governo bizantino, per recuperare le enormi spese di guerra, impose all’Italia pesanti tasse da pagare.

In queste condizioni, si ebbe un graduale e notevole spostamento di abitanti verso le campagne e all’interno dei monasteri dove era più facile trovare protezione e cibo.

                                                                              

 

5.3 LA RUS’ DI KIEV: DA STATO NORDICO A REGNO CRISTIANO

 

5.3.1 I Rus’: gli uomini che venuti d’oltremare

Una regione che subì in misura rilevante l’influenza della presenza dell’Impero Bizantino, sia a livello economico che religioso, fu il Principato di Kiev.

Questa monarchia sorta nel IX secolo lungo le sponde del fiume Dnepr è considerata il più antico stato slavo organizzato dell’Europa orientale. All’interno dei suoi territori vi erano compresi l’attuale Ucraina, la Russia occidentale, la Bielorussia, la Polonia e gran parte delle repubbliche baltiche, ovvero Estonia, Lettonia e Lituania. I primi insediamenti furono dovuti a gruppi tribali di origine vichinga (Variaghi venivano chiamati gli abitanti del nord Europa che si spingevano verso sud-est) che vi si stanziarono partendo molto probabilmente dalla Svezia. Queste tribù, che in alcune zone dell’Europa settentrionale venivano indicate con la parola Rus’ (letteralmente “uomini venuti d’oltremare”), presero potere sull’intero territorio sottomettendo le genti slave che vi abitavano, ma anche convivendo con loro e stabilendo la capitale a Kiev. Questa città era allora un importantissimo centro commerciale sulla rotta Variago-greca, la grande e antica via di comunicazione che permetteva di unire la Scandinavia e l’Impero Bizantino.

 

5.3.2 La formazione di un nuovo regno in Europa Orientale

Nei primi anni del X secolo, molti popoli confinanti furono assoggettati al potere della Rus’ di Kiev e i suoi eserciti si spinsero addirittura all’attacco di Costantinopoli, senza esito. La grande città, anche se non fu conquistata, concesse però ai Russi un vantaggioso accordo commerciale con tutto l’Impero Bizantino.

La vicinanza e l’influenza dei bizantini si fece presto sentire anche sotto l’aspetto religioso: durante il glorioso regno di Vladimir I il Grande si ebbe la conversione al cristianesimo (988) che divenne religione ufficiale del regno. Questo evento fu molto importante dal punto di vista delle ripercussioni politiche e culturali, poiché la maggior parte dei popoli europei orientali aveva già abbracciato la fede in Cristo e, in quell’epoca, la cristiana Costantinopoli rappresentava il vicino più potente e prestigioso.

Nell’XI secolo venne redatta la Russkaja Pravda (“Giustizia Russa”). Si tratta del più antico codice giuridico compilato nella Rus’ compilato sul modello di leggi di Giustiniano col quale si introduceva il guidrigildo, cioè il pagamento di un risarcimento per un reato commesso, affinché fosse regolato l’uso primitivo e violento della faida.

 

5.3.3 Un forte stato commerciale

Nel tempo i Russi aprirono diversi mercati con traffici che andavano dall’Impero Bizantino alla Penisola iberica, dal Nord Europa fino alle regioni oltre il Mar Caspio, nell’Asia centrale. I sovrani si dimostrarono scaltri e, attraverso matrimoni d’interesse, entrarono in contatto con diverse dinastie d’Europa.

Sorsero a ventaglio in ogni direzione città e insediamenti e, come in Europa si stavano sviluppando potenti centri marinari come Venezia, Genova, Pisa e Amalfi, allo stesso modo, grazie agli scambi con l’Oriente, in Russia si sviluppavano città importanti - come Minsk - che andavano a collegarsi alla Via della Seta.

Nel XIII secolo il regno piombò in una serie di conflitti interni, creando divisioni tra le varie regioni geopolitiche e, per questo, indebolendosi sempre più sul piano politico e militare.

La data con cui gli storici fanno terminare il Principato della Rus’ di Kiev è convenzionalmente il 1240, anno in cui la capitale venne rasa al suolo dagli eserciti mongoli.

 

lunedì 20 novembre 2023

 https://www.youtube.com/watch?v=CGL6ORAbCLI&ab_channel=HUBScuola


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giovedì 16 novembre 2023

 

SPAGNA

Periodo Romano:

La storia della Spagna ha radici antiche, con l'influenza dei Romani che iniziarono a stabilirsi nella penisola iberica intorno al III secolo a.C. La Spagna romana fu parte integrante dell'Impero Romano per secoli, contribuendo alla ricchezza culturale e all'urbanizzazione.

Invasioni Barbariche e Periodo Visigoto:

Dopo il crollo dell'Impero Romano d'Occidente nel V secolo, la Spagna fu invasa dai Barbari e successivamente conquistata dai Visigoti. Questo periodo vide la fusione di elementi culturali romani e visigoti.

Periodo Musulmano:

Nel 711, i Mori musulmani attraversarono lo stretto di Gibilterra e conquistarono la maggior parte della Spagna. La convivenza di musulmani, ebrei e cristiani creò un periodo di prosperità culturale conosciuto come l'Epoca d'Oro dell'Islam in Spagna.

Reconquista:

L'inizio dell'VIII secolo segnò anche l'inizio della Reconquista, un lungo processo di riconquista da parte dei cristiani iberici. Nel 1492, i Re Cattolici, Ferdinando II di Aragona e Isabella I di Castiglia, completarono la Reconquista conquistando Granada, l'ultimo regno musulmano in Spagna.

Epoca delle Esplorazioni e l'Impero Coloniale:

Il XV secolo vide la Spagna emergere come una potenza europea con l'esplorazione di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo nel 1492. La Spagna divenne presto un impero coloniale esteso in America, Asia e Africa.

Declino e Declinazione dell'Impero Spagnolo:

Il XVI secolo portò prosperità, ma il XVII secolo vide il declino dell'impero spagnolo a causa di guerre, inflazione e crisi politiche. Nel XVIII secolo, la Spagna perse molte colonie durante le guerre d'indipendenza delle colonie latinoamericane.

Guerra Civile e Dittatura di Franco:

Nel XX secolo, la Spagna affrontò una Guerra Civile (1936-1939), seguita da una dittatura sotto Francisco Franco, che durò fino alla sua morte nel 1975. Questo periodo vide l'isolamento internazionale della Spagna.

Transizione Democratica:

Dopo la morte di Franco, la Spagna attraversò una transizione democratica, culminando nella Costituzione del 1978 e nell'instaurazione di una monarchia parlamentare. Juan Carlos I fu proclamato re, contribuendo alla stabilità democratica.

Periodo Contemporaneo:

La Spagna ha vissuto una crescita economica negli anni '80 e '90, ha aderito all'Unione Europea nel 1986 e ha sperimentato una modernizzazione economica e sociale. Tuttavia, ha affrontato anche sfide come la recessione economica nel primo decennio del XXI secolo e le questioni regionali, come il movimento indipendentista in Catalogna.

Oggi, la Spagna è una democrazia parlamentare, membro dell'Unione Europea, con una ricca cultura, storia e una posizione significativa nel contesto europeo e globale.

 

quali sono i paesaggi tipici della spagna

La Spagna è un paese ricco di diversità geografica, il che si riflette in una varietà di paesaggi mozzafiato. Alcuni dei paesaggi tipici della Spagna includono:

  1. Coste e Spiagge:
    • Costa del Sol: Spiagge soleggiate nella regione della Andalusia.
    • Costa Brava: Paesaggi costieri frastagliati in Catalogna.
    • Isole Baleari: Come Maiorca, Minorca e Ibiza, offrono spiagge idilliache.
  2. Montagne e Altopiani:
    • Catena montuosa dei Pirenei: Che forma il confine con la Francia.
    • Sierra Nevada: Non solo una catena montuosa, ma anche famosa per le stazioni sciistiche.
    • Meseta: Un altopiano centrale che attraversa la Spagna centrale.
  3. Deserti:
    • Deserto di Tabernas: Situato nella regione dell'Andalusia, noto per i suoi paesaggi desertici.
  4. Parchi Nazionali:
    • Parco Nazionale di Teide: A Tenerife, con il maestoso vulcano Teide.
  5. Campagne e Vigneti:
    • La Rioja: nel nord della Spagna, celebre per i suoi vigneti e la produzione di vino.
  6. Foreste:
    • Foresta di Muniellos: Nelle Asturie, una delle foreste più antiche e meglio conservate della Spagna.
    • Foresta di Garajonay: A La Gomera, nelle Isole Canarie, Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO.
  7. Città Storiche e Architettoniche:
    • Barcellona: Con l'architettura modernista di Gaudí.
    • Siviglia: Con la sua architettura moresca e il famoso Alcázar.
    • Granada: Dove si trova l'Alhambra, un palazzo e fortezza moresca.
  8. Delta del Fiume:
    • Delta dell'Ebro: Una vasta area umida e uno dei più grandi delta fluviali del Mediterraneo.
  9. Isole Canarie:
    • Tenerife, Gran Canaria, Lanzarote, etc.: Offrono una varietà di paesaggi vulcanici, spiagge e aree naturali uniche.
  10. Città Costiere:
    • Valencia: Con la Città delle Arti e delle Scienze.
    • Malaga: Con la sua costa e il centro storico affascinante.

Bandiera

. Il disegno è stato adottato per la prima volta nel 1785, anche se la versione attuale è stata ufficializzata nel 1981.

Il significato dei colori della bandiera spagnola non è specificamente definito nella legge che ne regola l'uso, ma sono stati spesso associati agli antichi colori dei regni medievali di Castiglia (giallo) e Aragona (rosso). La combinazione dei colori risale al regno di Ferdinando II di Aragona e Isabella I di Castiglia, che furono i sovrani che sponsorizzarono il viaggio di Cristoforo Colombo e fecero parte dell'unificazione della Spagna.

Il simbolo al centro della bandiera spagnola è uno scudo che raffigura diversi simboli storici e regionali. Lo scudo presenta diverse parti, tra cui il castello, il leone rampante, le colonne di Ercole, le piazze rosse, le catene d'oro e la granada (melograno), che rappresentano varie dinastie e regioni della Spagna. Questo complesso simbolo è noto come "scudo di Spagna" o "scudo reale".

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PORTOGALLO

una breve storia del portogallo dall'anno zero a oggi

Una storia completa del Portogallo dall'anno zero a oggi richiederebbe un'esplorazione dettagliata attraverso i secoli, ma posso darti una panoramica generale.

Periodo Romano: La regione che oggi è conosciuta come Portogallo faceva parte dell'Impero Romano. Durante questo periodo, furono fondate diverse città e infrastrutture romane.

Invasioni Barbariche e Regno Visigoto: Con il declino dell'Impero Romano, la penisola iberica fu invasa da popolazioni barbariche, inclusi i Visigoti.

Periodo Islamico: Nel 711, le truppe islamiche occuparono la penisola iberica, incluso il territorio portoghese. Questo periodo di dominio islamico durò fino al XII secolo.

Reconquista: Nel XII secolo, iniziò il processo di Reconquista, durante il quale i cristiani cercarono di riconquistare la penisola iberica. Il Portogallo iniziò a prendere forma come nazione indipendente sotto il regno di Alfonso I.

Epoca delle Scoperte: Nel XV secolo, il Portogallo divenne una potenza marittima importante sotto Enrico il Navigatore. Gli esploratori portoghesi, come Vasco da Gama e Ferdinando Magellano, aprirono rotte oceaniche e contribuirono alla creazione di un vasto impero coloniale.

Dominio Spagnolo: Nel 1580, il Portogallo fu incorporato nella Spagna per sessant'anni, durante l'Unione Iberica.

Restaurazione dell'Indipendenza: Nel 1640, il Portogallo riconquistò l'indipendenza dalla Spagna.

XIX e XX secolo: Il Portogallo attraversò periodi di instabilità politica, inclusa la Monarchia Costituzionale, la Prima Repubblica, il periodo dittatoriale sotto Antonio de Oliveira Salazar (Estado Novo), e infine la Rivoluzione dei Garofani nel 1974, che pose fine alla dittatura e portò alla democrazia.

Unione Europea e tempi moderni: Nel 1986, il Portogallo divenne un membro a pieno titolo dell'Unione Europea. Ha affrontato sfide economiche, ma ha anche goduto di periodi di crescita e sviluppo.

Oggi, il Portogallo è una democrazia parlamentare e una destinazione turistica popolare. La sua storia è caratterizzata da una ricca miscela di influenze culturali, dalle tradizioni marittime all'influenza moresca e dalla storia coloniale.

 

i paesaggi tipici del Portogallo

Il Portogallo è noto per la sua diversità geografica, che regala paesaggi mozzafiato. Ecco alcuni dei paesaggi tipici del Portogallo:

  1. Costa Atlantica: La costa atlantica del Portogallo è caratterizzata da scogliere imponenti, spiagge sabbiose e piccoli villaggi di pescatori. Luoghi come la Costa Vicentina offrono panorami spettacolari e sono popolari tra gli amanti del surf.
  2. Algarve: Questa regione meridionale del Portogallo è famosa per le sue spiagge dorate, le grotte marine e le scogliere spettacolari. I paesaggi costieri dell'Algarve sono tra i più belli del paese.
  3. Valle del Douro: Una delle regioni vinicole più antiche del mondo, la valle del Douro è famosa per i suoi vigneti terrazzati che si estendono lungo il fiume Douro. I panorami sono spettacolari, soprattutto durante la stagione della vendemmia.
  4. Serra da Estrela: Questa catena montuosa è la più alta del Portogallo continentale e offre paesaggi montani, prati verdi, e durante l'inverno, la possibilità di praticare sport invernali.
  5. Alentejo: L'Alentejo, situato nel sud del Portogallo, è caratterizzato da vasti campi, colline ondulate, uliveti e querce da sughero. I paesaggi rurali sono tranquilli e pittoreschi.
  6. Isole Azzorre e Madeira: Queste isole atlantiche portoghesi offrono paesaggi unici. Le Azzorre sono caratterizzate da vulcani, laghi e paesaggi costieri spettacolari, mentre Madeira è famosa per le sue montagne, le foreste lussureggianti e le levadas (canali d'irrigazione).
  7. Sintra: Questa città, situata nelle colline a nord di Lisbona, è famosa per i suoi palazzi colorati, giardini incantevoli e viste panoramiche sulla costa.

In generale, il Portogallo è un paese ricco di bellezze naturali e offre una varietà di paesaggi che riflettono la sua diversità geografica e culturale.

 

il significato della bandiera e dello stemma del Portogallo

 

La bandiera e lo stemma del Portogallo sono ricchi di simbolismo e rappresentano la storia e la cultura del paese. Ecco una breve descrizione del significato della bandiera e dello stemma portoghesi:

Bandiera del Portogallo: La bandiera portoghese è composta da due colori principali, il verde e il rosso. Il verde rappresenta la speranza e il rosso simboleggia il coraggio e il valore. Al centro della bandiera c'è uno scudo con l'emblema nazionale.

Scudo dello stemma del Portogallo: Lo stemma portoghese è un complesso scudo con vari simboli che rappresentano diversi aspetti della storia e della cultura del paese.

  1. Scudo a Sette Castelli: Rappresenta i sette castelli che furono presi ai Mori da Afonso Henriques, il primo re del Portogallo, durante la Reconquista.
  2. Cerchio Blu con la Sfera Armillare e una Croce Cristiana: La sfera armillare è uno strumento astronomico e di navigazione che simboleggia il ruolo del Portogallo nelle esplorazioni marittime durante l'età delle scoperte. La croce cristiana riflette la storia del paese come nazione prevalentemente cattolica.
  3. Nastro con la Motto "Esta é a ditosa pátria minha amada" ("Questa è la mia amata patria felice"): Questo nastro porta il motto che esprime l'amore e la devozione alla patria.

Complessivamente, la bandiera e lo stemma del Portogallo sono carichi di simbolismo storico, religioso e culturale, riflettendo la lunga storia del paese e il suo ruolo nelle esplorazioni marittime e nella formazione di un'identità nazionale.

 

venerdì 27 ottobre 2023

 

INTRODUZIONE

 

Quando entriamo in un negozio di alimentari, ci possiamo chiedere da dove arrivi il cibo esposto negli scaffali. Oggi è facile comprare pesce proveniente dall'Alaska o pescato nel Pacifico, frutta prodotta in Africa e Messico o carne argentina. Ma prima che bastimenti, camion e aerei collegassero tra loro le varie parti del mondo, le merci riuscivano comunque ad arrivare da un posto all’altro attraverso lunghi e difficili spostamenti all’interno di reti commerciali.

La rete commerciale più famosa della storia antica è stata la cosiddetta Via della seta, in realtà non un’unica via, bensì una serie di percorsi che collegavano venditori e acquirenti tra i Paesi dell'Europa e la Cina. Ma vi furono complessi sistemi di strade anche attraverso l’antico Impero Romano, il Deserto del Sahara e la regione tra gli Stati Uniti e il Messico. Infine anche attraverso le acque si creò la fitta rete commerciale dei popoli Polinesiani nel Pacifico.

 

4.1 RETE STRADALE DELL’IMPERO ROMANO

 

4.1.1 La viabilità più sviluppata del mondo antico

L’Impero Romano riuscì a mantenere il suo dominio per diversi secoli anche per la vasta ed efficiente rete stradale sviluppata a partire dall’epoca preimperiale. Le lunghe strade, quasi sempre dritte per minimizzare le distanze, tecnicamente ben costruite e organizzate per l’assistenza ai viaggiatori, consentirono, insieme ai numerosi ponti, di mettere in collegamento la capitale con le più lontane province dell'impero.

La rete stradale servì per i traffici commerciali, gli spostamenti rapidi degli eserciti e il contatto tra le diverse civiltà dell’antichità. Copriva tutti i territori dell’impero, non solo quindi l’Italia, l’Europa centro-occidentale e la Penisola Iberica, ma anche i Balcani, tutta la costa del Nord-Africa, la Turchia e il Medio Oriente, attraversando territori spesso impervi come passi montuosi e aree desertiche.

Vi erano numerosi punti di sosta con stallieri e veterinari a disposizione per i cavalli e un rapido servizio postale effettuato con piccoli carri a due ruote e locande private con funzione di ostello per i viaggiatori, dove poter mangiare e dormire.

 

4.1.2 Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente

Con la fine del potere di Roma sui territori dell’Impero, anche le vie di comunicazione subirono trasformazioni. Molte tra le principali strade rimasero attive e venne continuato l’uso dei tracciati antichi. In alcuni casi, con le variazioni del paesaggio, come la formazione di aree palustri sopraggiunte in seguito allo spopolamento, il tracciato divenne discontinuo. Vennero creati percorsi alternativi, ad esempio per collegare pianure e alture, e riadattati i ponti distrutti, dove era necessario, direttamente da chi aveva interesse nella zona, come i signori feudali. Nel caso di scomparsa di città romane, come avvenne spesso nel Sud Italia, le vie furono abbandonate.

Acquisirono molta importanza strade percorse soprattutto dai pellegrini che volevano recarsi nei luoghi sacri della cristianità come Roma, Santiago de Compostela in Spagna e fino in Terrasanta, passando per la Puglia. Vennero chiamate vie romee, di cui la più importante era la Via Francigena che collegava il nord della Francia con il Sud dell’Italia.

 

 

4.2 LA VIA DELLA SETA

 

4.2.1 Alla ricerca di un materiale prezioso

Il nome per indicare questo famoso insieme di strade, ampiamente utilizzate per più di 1500 anni, tra il 130 a.C. e il 1450, lo dobbiamo al geografo tedesco Ferdinand von Richthofen che così la denominò per la prima volta nel 1877, nell’introduzione al suo volume Diari dalla Cina.

I numerosi percorsi che costituivano la Via della seta attraversavano montagne, deserti, fiumi e mari per il trasporto di diverse merci, tra cui, naturalmente la seta, tessuto leggero e confortevole che nei secoli aveva rappresentato un ideale per l'abbigliamento, in particolare per gli europei. Ma il problema era che la seta era filata da insetti chiamati bachi, i quali si nutrivano unicamente di un particolare tipo di foglia di gelso cinese. La seta, quindi, poteva essere reperita soltanto in Cina.

Agli inizi, intorno al II e al III secolo a.C., la seta viaggiava dalla Cina, insieme ad altre merci di valore con una periodicità regolare ed aveva come destinazione finale soprattutto Roma.

 

4.2.2 Non solo seta

Contemporaneamente altre tipologie di merci cominciarono ad essere esportate in senso opposto verso l’Asia e, insieme a questi beni materiali, attraverso la Via della seta, cominciarono presto a muoversi sia in un senso che nell’altro, idee legate alla cultura religiosa (nel tempo anche Buddismo, Islam, Cristianesimo furono coinvolte), alla matematica e all’astronomia dando vita a meccanismi di scambio che furono determinanti per lo sviluppo delle civiltà interessate. Ma questo fu anche il percorso che diede la possibilità alla terribile peste nera di arrivare in Europa nella metà del 1300.

Nel VI secolo monaci provenienti dalla Cina si recarono a Costantinopoli, durante il dominio di Giustiniano e svelarono il segreto della produzione della seta. Nell'Impero romano d'Oriente si iniziò, quindi, a produrre seta in città come Costantinopoli e Beirut e a commerciarla.

La rete commerciale comprendeva vie marittime che si estendevano dalla Cina settentrionale verso sud, attraversavano la linea costiera del Sud-Est Asiatico, proseguendo verso India, Iran ed Egitto; vie fluviali che usufruivano dei percorsi dei fiumi Oxus e Iassarte e vie terrestri. Queste si estendevano per circa 8000 chilometri, passando per decine e decine di città, come la famosa Samarcanda. Alcuni tratti della Via della Seta si svilupparono a sud, in India, territorio molto ricco di spezie. Questo tipo di commercio fu molto fruttuoso poiché, a quel tempo, in Europa le spezie come il pepe, la cannella e la noce moscata, molto utili per condire il cibo e come farmaci, erano rarissime.

 

4.2.3 Una rete di strade fondamentale per gli scambi

Altri beni commerciali che venivano importati in Europa sulla Via della Seta includevano oro, giada (un tipo di pietra preziosa verde), tè, schiavi e avorio. Nella direzione opposta, dato che la Cina non aveva pecore e uva, arrivavano vino e lana europei, ma anche vetro, fichi e noci.

Poiché entrambe le parti del continente eurasiatico avevano prodotti specifici non reperibili altrove, la Via della Seta permise a molti commercianti di diventare ricchi. Una delle città che ha maggiormente beneficiato di questo commercio è stata Venezia. I veneziani erano riusciti ad avere il monopolio su alcune merci, rivendendoli in tal modo agli altri europei a qualunque prezzo desiderassero.

Dopo un periodo di declino queste strade ritornarono ad essere un’importante rete di connessione tra l’Europa e il continente asiatico. Ciò accadde quando l’Impero Mongolo si espanse attraverso tutta l’Asia interna, creando condizioni di relativa sicurezza dovute alla pace portata dal dominio degli eserciti mongoli e per questo chiamata pax mongolica.  La seta si produceva anche in Europa, ma in quel momento furono i viaggiatori a muoversi desiderosi di commerciare e di avere rapporti politici con l'Oriente. Quando il loro impero si dissolse, la Via della Seta perse tutta la sua importanza economica, storica e geografica e ricomparve il pericolo di taglieggiamenti, sequestri e schiavizzazione.

 

 

4.3 ROTTE COMMERCIALI TRANSAHARIANE

 

4.3.2 Una rete che connette Africa, Medio Oriente e Mediterraneo

Queste vie si erano già in parte sviluppate durante l’epoca imperiale romana grazie all’importazione di felini ed altri animali selvatici usati durante gli spettacoli circensi. Questi animali venivano presi in larga parte da riserve di caccia nel nord dell’Africa, ma anche da territori oltre il deserto, tramite mercanti nordafricani che erano in contatto con i re tribali sub-sahariani.

Grazie alla disponibilità e la tecnica di utilizzo dei dromedari (che molto probabilmente era arrivato dalla penisola arabica attraverso la Somalia), le popolazioni berbere, che vivevano nell’Africa nord-occidentale, intorno al V secolo, iniziarono ad attraversare il deserto del Sahara, verso sud. Dall'ottavo secolo in poi, le carovane commerciali annuali seguivano rotte descritte in seguito, con dovizia di particolari, dai viaggiatori arabi. 

Da alcuni disegni di mappe geografiche ritrovati su rocce del deserto, vi erano due probabili vie lungo l’ansa settentrionale del fiume Niger il quale portava, durante tutto l’anno, acqua dentro la steppa semiarida e rendeva possibile anche il trasporto fluviale sia a monte, verso il Mali, che a valle, verso la Nigeria. Nel deserto poi vi era una via che portava a nord-ovest, verso il Marocco ed un’altra che portava a nord-est, verso la Tunisia.

 

4.3.2 Le vie dell’oro

L'oro presente nel Sudan occidentale e centrale, era la principale merce su cui si basava il commercio transahariano. Il traffico di oro veniva stimolato dalla domanda e dalla fornitura di monete, oggetto che gradualmente si stava diffondendo.  Queste strade arrivarono alla loro massima ascesa dal VII all’XI secolo, periodo in cui il commercio transahariano collegava le economie mediterranee con quelle sub-sahariane che importavano, invece, sale.

Quando, nei secoli successivi i berberi si convertirono all’Islam, la domanda d’oro per gli stati del Nord Africa spinse l’attenzione su territori come Mali e Ghana. Quest’ultimo era sede di un antico impero nel cui territorio si trovavano le miniere di Bambuk e nella cui capitale Kumbi Saleh, il geografo Al-Bakri (Huelva, 1014 – Cordova, 1094) aveva visto berretti ricamati d'oro, selle dorate, scudi e spade cesellate d'oro e, addirittura collari di cani dello stesso materiale. Il Mali, invece, il cui impero subentrò a quello del Ghana dopo la sua decadenza nell’XI secolo, fece meno proseliti riguardo all’islamizzazione. Di conseguenza, anche il traffico dell’oro diminuì. Soltanto con il sovrano Mansa Musa, l’uomo più ricco del millennio,[1] ci fu la conversione ufficiale all’Islam: il memorabile viaggio del 1324-25 lo vide recarsi alla Mecca con migliaia di uomini, schiavi e tonnellate di oro, molte delle quali distribuite nelle diverse tappe dal Cairo a Medina. Fu proprio questo viaggio che diede notorietà all’Impero del Mali poiché, da allora, cominciò ad apparire sulle carte geografiche sia del mono arabo che di quello europeo.

Queste vie cominciarono a perdere importanza, seppur rimanendo un’alternativa, quando i Portoghesi iniziarono ad aprire nuove rotte attraverso l’Atlantico.

 

4.4 STRADE TURCHESI

 

4.4.1 Una pietra per uso estetico e rituale

Una rete commerciale meno conosciuta, ma ugualmente importante, che metteva in contatto vari popoli dall'America centrale a quello che oggi è il New Mexico è costituita dalle cosiddette Strade Turchesi. Il nome è riferito al fatto che questa pietra, il turchese, era molto apprezzata dai popoli mesoamericani (Toltechi ed Aztechi) per la sua bellezza ed il suo significato rituale. Ma c’era un problema: i maggiori giacimenti di turchese si trovavano molto più a nord, nelle terre abitate dal popolo degli Anasazi. La domanda di turchese era dunque forte e alcuni studi suggeriscono che relazioni commerciali complesse si svilupparono in quest'area già intorno al 700.

Gli Anasazi dedicarono energie significative al settore minerario del turchese poiché per loro era diventato proficuo, mentre in cambio le genti del Centro America è possibile che abbiano portato uccelli e piume esotiche, nonché beni agricoli.

Queste rotte commerciali diventarono sempre più importanti nel tempo tanto da sopravvivere anche a trasformazioni politiche e sociali. Le merci, naturalmente, non erano le uniche cose che viaggiavano lungo le Strade Turchesi, così come accadde per le altre grandi vie di comunicazione del mondo. Si hanno prove della diffusione del culto mesoamericano di Quetzalcoatl verso nord, così come di cerimonie, tradizioni e stili architettonici. Anche malattie come il vaiolo vennero diffuse tra le Americhe attraverso queste strade.

La rete commerciale delle Strade Turchesi iniziò il suo declino dopo l’avvento dei popoli europei.

 

 

 

4.5 VIE COMMERCIALI POLINESIANE

 

4.5.1 Navigando dall’Oceania all’America meridionale

Gli arcipelaghi dell’Oceania, così come le Americhe, fino alla fine del Medioevo non erano stati coinvolti all’interno delle reti commerciali intercontinentali che si erano prodotte tra Europa, Asia e Africa. L’area compresa nel grande triangolo tra le Hawaii a nord, la Nuova Zelanda a sud e l’Isola di Pasqua a est fu con molta probabilità l’ultima del pianeta, in ordine di tempo, ad essere occupata dagli esseri umani. Le comunità che qui si crearono, per la posizione geografica e per la specificità dell’ambiente, sperimentarono nuovi problemi e ricercarono soluzioni originali.

Le loro attività erano basate principalmente sulla pesca e sui commerci che poterono praticare grazie all’esperta conoscenza dell’oceano, conoscenza che nessun occidentale avrebbe mai potuto immaginare in assenza di tutti gli strumenti di navigazione diffusi in Europa. Nel Settecento l’esploratore britannico James Cook, per orientarsi in uno spazio così vasto e sconosciuto, si avvalse di un navigatore di Tahiti, chiamato Tupaia, il quale fu in grado di tracciargli una mappa precisa delle isole polinesiane nel raggio di 3200 km dalla propria terra, gliene individuò circa 130, da egli stesso conosciute, e di più della metà ne indicò il nome.

I polinesiani si dimostrarono navigatori molto abili ed audaci in grado di gestire, pur senza le tecnologie cinesi, arabe ed europee uno spazio così grande molto prima che spagnoli e inglesi vi giungessero con le loro navi. Il loro sapere esperienziale si basava su un’approfondita conoscenza del volo degli uccelli, dei venti, delle maree e delle stelle. Molte di queste informazioni venivano riportate sulle stick chart, mappe realizzate con legnetti e conchiglie.



[1] http://www.lastampa.it/2012/10/16/societa/ecco-la-lista-dei-piu-ricchi-della-storia-il-primo-e-un-maliano-gheddafi-ottavo-hygDrqlYgtqTSLiX0n5QeJ/pagina.html

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